Assicurazioni e tribunali / 1. Dopo due pronunciamenti favorevoli, la compagnia Vita perde a Milano in primo grado

Cnp UniCredit? «Deve pagare»

Arriva la prima sentenza a favore dei risparmiatori sulle polizze Performance

di Federica Pezzatti

Il tribunale di Milano ha dato ragione ai risparmiatori. La Cnp UniCredit Vita deve rimborsare 336mila euro di capitale con gli interessi e deve anche risarcire un danno quantificato in oltre 33mila euro, ossia il 10% del premio. Si tratta di una sentenza di primo grado che è stata impugnata dalla compagnia Vita che ricorrerà in appello, ma tuttavia a parere di molti essa costituisce un precedente importante.

Per ironia della sorte proprio mentre la stampa dava notizia di questa sentenza di Milano, che ha accolto la tesi formulate anche dalle pagine di questo giornale all’indomani dal crack di Lehman, gli altri possessori delle polizze performance (5,6,7,8,9) si sono visti recapitare dalla compagnia una lettera che lo stesso tribunale di Milano, con un altro collegio giudicante, ha imposto alla compagnia di inviare a tutti i risparmiatori possessori di queste specifiche index linked (circa 6mila persone).

I fatti sono noti ai lettori di «Plus24» che ha in più articoli seguito la vicenda. Alcune index linked con sottostanti titoli Lehman Brothers di Cnp UniCredit, per l’esattezza dei vecchi prodotti di Roma Vita, avevano formulazioni contraddittorie tra di loro: da un lato indicavano che esistevano delle garanzie di restituzione del capitale, dall’altro veniva menzionato il cosiddetto rischio controparte: garante della restituzione del premio era la Lehman Brothers.

Una volta fallita Lehman è sorto il problema. Per prevenire il contenzioso, nei mesi successivi al crack Cnp UniCredit, analogamente a molte altre compagnie, ha inviato ai possessori di tutte le polizze coinvolte in Lehman una proposta di trasformazione della polizza. L’operazione, che costerà alla compagnia circa 400 milioni di euro, non riservava un trattamento particolare ai possessori delle sole polizze Performance che parevano più tutelate (visto che, come prevede il codice dei consumatori, in caso di clausole contraddittorie prevalgono le condizioni più favorevoli ai risparmiatori). In base alla missiva allora inviata, il gruppo ha proposto a tutti i risparmiatori coinvolti di riscattare la polizza (incassando la metà del premio versato), oppure di trasformare la index in un prodotto tradizionale, prolungando la durata di qualche anno in modo da arrivare alla nuova scadenza con il capitale iniziale al netto delle cedole già incassate.

Poiché le index Performance sembravano prevedere la garanzia, di fronte al rifiuto della compagnia a pagare la prestazione prevista per le diverse emissioni Performance (con scadenze collocate tra la primavera e l’estate 2009), alcuni risparmiatori hanno seguito la via giudiziaria, indicata anche come possibile via d’uscita in più articoli di «Plus24».
Il 93% dei possessori delle polizze performance ha invece aderito alla transazione proposta da Cnp UniCredit, che nelle missive informative con cui proponeva la trasformazione, aveva indicato che la compagnia non aveva alcun obbligo di garantire alcunchè visto che il garante era Lehman. Proprio queste proposte di trasformazione sono finite nel mirino del tribunale di Milano che a dicembre ha imposto alla compagnia di inviare delle lettere in cui si specificava che le informazioni date dalla compagnia potevano essere di parte. Insomma un vero e proprio ginepraio.

Federica Pezzatti

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