Assicurazioni e tribunali / 2. Avvocati e associazioni dicono la loro

Impugnare la transazione è possibile e conveniente

di Federica Pezzatti

Non sono solo gli obbligazionisti ad affollare le aule dei tribunali. Anche i possessori di polizze e i loro avvocati stanno cominciando a provare la via giudiziaria per ottenere le prestazioni relative a contratti assicurativi.

Ma nel caso Cnp cosa possono fare i risparmiatori possessori delle ormai famose polizze Performance (5,6,7,8,9) che hanno aderito alla transazione? «Innanzitutto bisogna ricordare che in Italia, a differenza di quanto avviene nella common law, la giurisprudenza, seppur importante, non costituisce un precedente certo per le sentenze successive», spiega Alessandro Pedone dell’Aduc, che dalle colonne di questo giornale, poco più di un anno fa, sconsigliava di aderire alla transazione di Cnp UniCredit e suggeriva, invece, di aspettare la scadenza e di mettere in mora la compagnia.

«Chi ormai ha aderito deve valutare la convenienza e i costi effettivi nell’adire le vie legali – sottolinea Pedone –. Impugnare una transazione è un’azione legale più complessa rispetto a un semplice domanda di condanna al pagamento del premio». In sostanza Pedone suggerisce di valutare la via giudiziaria solo a chi ha subìto dei danni significativi con premi elevati.

La pensa diversamente Paolo Righini, che è stato il primo avvocato, a suo dire, a ottenere, già in data 15 giugno 2009, un decreto dal Tribunale di Parma, che ha ingiunto a Cnp UniCredit Vita di restituire a un assicurato il capitale già versato come premio per l’accensione di una polizza Vita “Performance 5”.

La società di assicurazione si è opposta al decreto ed è iniziato il giudizio di merito. E proprio qualche giorno fa – fa sapere Righini – il giudice si è però riservato sulla richiesta di provvisoria esecutività del decreto già emesso. «Chi ha accettato di “chiudere” il vecchio contratto per stipularne uno nuovo, ha facoltà di chiedere l’annullamento di quest’ultimo, sostenendo di avere assunto la decisione di cambiare, sulla base di informazioni discutibili, per non dire errate, a lui fatte pervenire dalla società di assicurazione – spiega Righini –.

Infatti le lettere che Cnp UniCredit Vita ha inviato davano per scontato che, a fare le spese del fallimento di Lehman, sarebbero dovuti essere per certo gli assicurati delle polizze Performance; mentre il tribunale di Milano, con la nota ordinanza del 21/12/2009, ha specificato che non era assolutamente così.

Quindi, chi ha accettato di passare a una nuova polizza – continua l’avvocato – lo ha fatto sulla base di un vizio della volontà, un errore in cui è stato indotto dalla propria controparte negoziale. Di qui la possibilità di annullare il nuovo contratto e tornare a pretendere la restituzione delle somme versate, in base alla “vecchia” polizza, interpretata, però, come sostiene il tribunale di Milano».

Nei prossimi mesi comunque ci saranno delle nuove sentenze. Sono pendenti alcuni giudizi di merito, sempre per la medesima vicenda delle polizze Performance, relativi a opposizioni a decreti ingiuntivi ottenuti lo scorso ottobre da alcuni risparmiatori di Parma: a fronte di tali decreti Cnp Vita, per evitarne l’esecuzione, ha preferito rimborsare spontaneamente i premi versati, oltre interessi e spese legali, proponendo al contempo opposizione e chiedendo, all’esito del giudizio, la condanna alla restituzione di quanto nel frattempo pagato.

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