La tematica della deposizione resa dal dipendente di banca che ha curato l’operazione sub judice ha suscitato un notevole dibattito giurisprudenziale. Determinate Corti di merito, infatti, si sono determinate nel senso di non ammettere tale testimonianza, ravvisando l’incompatibilità di cui all’art. 246 c.p.c. (vedi, ad esempio, ex plurimis, Tribunale di Chiavari 11.3.2008, Pres. Amisano, Est. Grasso, reperibile sul sito www.ilcaso.it), contrariamente ad altre – per il vero, la maggioranza (vedi ad esempio Tribunale di Mantova 15.11.2007, Pres. Bernardi, Est. Bettini, reperibile sul sito www.ilcaso.it) – le quali non hanno intravisto cause di incompatibilità che precludessero l’escussione del teste, salvo, poi, vagliarne l’attendibilità, alla luce del rapporto di dipendenza, nonché del ruolo ricoperto nell’operazione sotto esame.

Ad ogni buon conto, a prescindere da quanto sopra, va da sé che l’oggetto della deposizione non può non essere oggetto di vaglio del Giudice Penale, una volta sporta denuncia / querela in proposito, il quale, nel caso di specie, ha ritenuto false le affermazioni dei testi, che sostenevano di avere visto il risparmiatore recarsi in agenzia munito (nell’anno 2001) dei docici ISIN dei titoli da acquistare (non pubblicati sui giornali nazionali e no utilizzati dalla Banca per individuare il titolo); consapevole del fatto che erano emessi da società controllate olandesi di Parmalat e Cirio (nonostante in quell’anno e precedenti mancassero informazioni rese pubbliche in proposito); provvisto della quotazione degli stessi (per quanto detta quotazione non comparisse su alcun quotidiano, essendo detti titoli quotati fuori dai mercati regolamentati, dunque privi di prezzo ufficiale); provvisto del rating attribuito ai bond da negoziare, (quando gli stessi non erano mai stati assegnati dalle apposite agenzie, le quali si erano, in realtà, occupate della sola quotazione della società capogruppo Parmalat S.p.A.).

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