Il caso deciso dal Tribunale di Udine all’inizio dell’estate riguarda un contratto di leasing (ma il medesimo discorso vale per i mutui) stipulato in Italia tra un’azienda e la propria banca.

Secondo tale contratto, il finanziamento veniva erogato alla società utilizzatrice del capannone in valuta nazionale, cioé in Euro; dunque, i canoni da restituire avrebbero dovuto essere pagati sempre nella stessa valuta (Euro).

Senonché, all’interno del testo negoziale, era stata inserita una clausola cosiddetta “di indicizzazione”, in ragione della quale, l’entità dei canoni in scadenza doveva essere parametrata al valore del cambio tra l’Euro ed il Franco Svizzero. Risultato finale: siccome la valuta estera di era apprezzata di quasi il 50% sull’Euro, i canoni dovuti dalla società utilizzatrice del capannone erano lievitati in pari misura.

Il Tribunale (vedi pag. 22 e s.s. sentenza) ha sancito la nullità della clausola di indicizzazione, perché, a ben vedere, introduceva uno swap, cioé un contratto derivato, sulle monete (più propriamente, un currency swap), il quale risultava nullo. Di conseguenza, il Giudice ha ritenuto non dovuti i maggiori importi richiesti dalla banca come conseguenza dell’applicazione della clausola in discussione.

Tale sentenza ha il pregio di aprire il dibattito (e, per il vero, se ne sentiva davvero l’esigenza) in ordine alla presenza di contratti di finanza derivata nei mutui e nei leasing., Tramite tali contratti, infatti, le banche caricano sul cliente rischi assunti dalle medesime al momento di finanziarsi a propria volta (nel caso di specie, il rischio corso dalla società concedente consisteva in quello di cambio tra le valute, dato che la medesima si era finanziata in Franchi Svizzeri).

Per chi volesse approfondire le caratteristiche del currency swap è possibile farlo consultando il sito della Borsa Italiana tramite il seguente link:

http://www.borsaitaliana.it/bitApp/glossary.bit?target=GlossaryDetail&word=Currency%20Swap

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