La sentenza del Tribunale di Udine n° 850/2017 R.Sent. sancisce la nullità di una clausola floor (letteralmente “pavimento”), introdotta in un contratto di finanziamento a tasso variabile (nella specie si trattava di un leasing, ma lo stesso vale per i mutui ed ogni altro finanziamento), la quale, a danno del cliente, fissa una soglia minima del tasso di interesse passivo, al di sotto del quale non si può scendere, anche abbassandosi il tasso di riferimento (euribor).

In questo caso, riconosciuta, in detta clausola, la figura del “derivato implicito” (embedded) ne viene sancita l’illiceità (in chiave di nullità), per contrasto con l’art. 117 comma 4° TUB, che impone l’indicazione del tasso ed ogni altro prezzo e condizione praticata, nonché del provvedimento, in vigore dall’1.10.2003, della Banca d’Italia, denominato: “Trasparenza delle operazioni e dei servizi degli intermediari finanziari”, secondo il quale,  (Sez. III par. 3): “Nel caso in cui alcuni degli elementi che concorrono alla determinazione del costo complessivo dell’operazione dipendano dalla quotazione di titoli o dall’andamento di valute, ovvero non siano comunque individuabili al momento della redazione del contratto scritto, nello stesso devono essere indicati in ogni caso gli elementi per la determinazione delle suddette componenti di costo”.