Lo “scudo” normativo che INTESA aveva chiesto venisse approntato come condizione per assumersi il “fardello” di Popolare di Vicenza e Veneto Banca, per la prima volta in sede civile, sembra presentare lacune.

Già, quando il GIP di Roma, poche settimane or sono, aveva autorizzato la chiamata in causa della banca cessionaria, quale responsabile civile, nella vertenza penale che si stava celebrando per i reati commessi dagli ex amministratori delle banche venete, erano sorte le prima perplessità in ordine alla tenuta della “protezione” approntata da Banca d’Italia e dal Governo, ora, tuttavia, davanti alla pronuncia civile che qui si pubblica, la struttura ideata a suo tempo traballa vistosamente e non pare proprio idonea a rendere INTESA immune dalle cause risarcitorie radicate dagli azionisti retail  per gli investimenti “traditi”.

Certamente, la decisione verrà impugnata, per cui, al momento attuale, sarebbe imprudente parlare di una tendenza vera e propria dei Tribunali favorevole ai risparmiatori. Questo, tuttavia, non toglie l’importanza a tale arresto, il quale, peraltro, si fonda su una motivazione attentamente argomentata.

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