CONTRATTI FINANZIARI

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In materia di contratti derivati (swap sui tassi di interesse in particolare), lo Studio Righini ha affrontato e risolto con successo situazioni di criticità, che vedevano, in taluni casi, le finanze aziendali addirittura messe a rischio a causa dell’andamento negativo dei flussi di pagamento generati dai predetti contratti. Gli swap sono stati “rottamati” e le imprese hanno potuto riprendere ad operare con serenità.

Altresì, lo studio ha assistito numerosi clienti privati nel contenzioso aperto nei confronti di internediari finanziari (banche, fondi di investimento, società di intermediazione mobiliare), per la vendita di obbligazioni  cadute in default (Aregntina, Parmalat, Cirio, Lehman, Giacomelli, ecc.), per mala gestio di gestioni patrimoniali, per cessione di prodotti finanziari inadeguati.

Anche in materia di revisione di piani di ammortamento di mutuo, ovvero di tassi non conformi (anche usurari) a quelli stabiliti nel contratto di apertura di credito, anticipo fatture, sconti, castelletti, ecc., lo studio ha afforntato e definito numerose questioni, operando in équipe con tecnici di levatura accademica, per quanto concerne le competenze di matematica finanziaria, indispensabili per operare con cognizione di causa in dette specialistiche materie.

Da ultimo, lo Studio Righini, ha ottenuto, in data 15 giugno 2009, un decreto dal Tribunale di Parma, che ha ingiunto a Cnp UniCredit Vita di restituire a un assicurato il capitale già versato come premio per l’accensione di una polizza Vita “Performance 5”, dichiarato poi immediatamente esecutivo.

Dall’intervista rilasciata a Plus de Il Sole 24 Ore: «Chi ha accettato di “chiudere” il vecchio contratto per stipularne uno nuovo, ha facoltà di chiedere l’annullamento di quest’ultimo, sostenendo di avere assunto la decisione di cambiare, sulla base di informazioni discutibili, per non dire errate, a lui fatte pervenire dalla società di assicurazione – spiega Righini –.

Infatti le lettere che Cnp UniCredit Vita ha inviato davano per scontato che, a fare le spese del fallimento di Lehman, sarebbero dovuti essere per certo gli assicurati delle polizze Performance; mentre il tribunale di Milano, con la nota ordinanza del 21/12/2009, ha specificato che non era assolutamente così.

Quindi, chi ha accettato di passare a una nuova polizza – continua l’avvocato – lo ha fatto sulla base di un vizio della volontà, un errore in cui è stato indotto dalla propria controparte negoziale. Di qui la possibilità di annullare il nuovo contratto e tornare a pretendere la restituzione delle somme versate, in base alla “vecchia” polizza, interpretata, però, come sostiene il tribunale di Milano».